The Smiley pinhole camera by eok.gnah

“Gli atomi sono i nuovi bit”, ha scritto Chris Anderson due anni fa, a proposito del ruolo di Internet e della cultura digitale in ciò che ha definito “la prossima rivoluzione industriale”: “Se la caratteristica degli ultimi 10 anni è stata quella di scoprire modelli sociali post-istituzionali sul Web, quella dei prossimi 10 anni sarà la loro applicazione al mondo reale. (…) Internet ha democratizzato la pubblicazione, il broadcasting, la comunicazione, e la conseguenza è stata un enorme incremento della partecipazione e dei partecipanti a tutto ciò che è digitale – la coda lunga dei bit. Adesso sta accadendo la stessa cosa nella produzione – la coda lunga delle cose.”

Il boom delle fiere dedicate ai Makers, degli hackerspace locali, dei Fablab, delle micro-imprese virtuali, degli hardware open source, etc., dimostra che “il rinascimento dei garage” sta colpendo il mondo reale con il suo potenziale collettivo. Abbiamo cercato di capire in che modo l’arte dell’auto-costruzione di attrezzature fotografiche possa far parte di questa “next big thing”, intervistando il Flickrnauta Eok.gnah, che ci ha raccontato la propria esperienza come Camera Maker e produttore di oggetti tecnologici (date un’occhiata ai suoi sets). Cosa significa essere un Camera Maker nell’era digitale?

Ciao Eok.gnah. Grazie per la tua cortese collaborazione!

Ciao Frankenphotography, grazie per aver trovato le mie immagini interessanti. ;-)

Ok, iniziamo…

Che posto occupa la fotografia nella tua vita quotidiana?

Di solito utilizzo la fotografia come uno strumento. Per esempio, scatto una foto col mio cellulare per avere uno “snapshot” veloce, o una “documentazione” tecnica. Cose come i ServiceNumbers su un Server o le posizioni di uno Switch prima che le alteri.

Quando hai incontrato la fotografia per la prima volta?

Questa è difficile. Mio padre ha sempre avuto una macchina fotografica, da quando ne ho memoria. C’è sempre stata. Niente di speciale. Crescendo, mi sono reso conto che la fotografia poteva essere un’arte e, dopo aver iniziato a scattare fotografie, il passo successivo è stato quello di tentare di costruire una macchina fotografica.solargraphies, 35mm film can and 6x6

In alto: solargrafia ottenuta usando il contenitore di una pellicola 35mm. In basso: un esemplare più grande, per il progetto 6×6 solargraphy. Qui trovate l’intero set di eok.gnah dedicato alla solargrafia: http://www.flickr.com/photos/eokgnah/sets/72157612512251532/

Come descriveresti la tua attività fotografica, in questo momento?

Sto cercando di fuggire dalla follia dell’hi-tech, dell’ultra-definizione, dei megapixel, dell’HDR. Per questo mi sono mosso nella direzione opposta.

Solargrafie ottenute con tempi di esposizione lunghissimi. Mi piace. Aspettare e vedere: è una specie di meditazione, che elimina la velocità e lo stress dall’atto fotografico.

Facciamo un gioco: ti mostrerò alcune macchine fotografiche, di diverso genere e di epoche differenti; mi piacerebbe sapere cosa pensi di ciascuna di esse… 1. Una macchina dell’epoca del collodio con la relativa attrezzatura (1878)

Mi piacerebbe usarla per giocare un po’ con la messa a fuoco, ma niente di più. Ne apprezzo moltissimo l’aspetto, i dettagli, la manifattura. Ma temo che non la userei molto spesso.  kodak no.1 - 1888

2. La prima Kodak con la sua pellicola (1888)

Hmmm… non mi dice nulla. Piuttosto che comprarne una, me la costruirei da solo. polaroid sx 70

3. La Polaroid SX-70 (1972)

Non ho mai avuto una Polaroid, e non ho mai desiderato averne una.nikon d-7000 mid range dslr

4. La Nikon D-7000, una DSLR di fascia media

Sicuramente una “bestia da soma” dai molti talenti. Io ho una Canon, ma la Nikon non è da meno.

E’ più uno “strumento”. Puoi farci delle fotografie molto belle. Ma anche con le fotocamere stenopeiche e quelle auto-costruite. Tutte le macchine hanno dei limiti.

Non esiste la macchina fotografica “perfetta”. Eiste soltanto la macchina “giusta” per la fotografia che abbiamo immaginato.

Al momento mi piace usare la mia dslr per l’image stacking e gli esperimenti col timelapse.

Per scatti veloci e per la documentazione uso il mio iPhone, mentre per le cose più “artistiche” uso le mie fotocamere auto-costruite. toy camera holga 120s lomography

5. La “Toy Camera” Holga 120S

Divertente. In vacanza ho visitato il Lomo-shop di Vienna. C’erano tante belle macchine, ma ho comprato soltanto un rullino di medio formato per la mia selfmade “Dirk” camera. iPhone with hipstamatic app

6. Un iPhone con esempi della popolarissima applicazione Hipstamatic

Le immagini qualche volta sono carine, ma quasi tutte uguali. Preferisco l’”old style” che si ottiene con le vecchie attrezzature, e non con il digitale.The Smiley pinhole camera by eok.gnah

7) L’ultima versione della tua pinhole camera, The Smiley v2

Questa fotocamera è il frutto combinato di diverse mie passioni.

E’ low-tech, perché è una macchina stenopeica.

E’ high-tech, perché è fatta di plastica (acrylic glass) tagliata al laser.

E’ una macchina seria, perché qualche volta produce delle immagini molto belle.

E’ divertente, perché l’otturatore è un magnete con lo “smile”.

Il design è semplice e pulito.

Ma è anche un design classico, senza tempo.

Ho preso delle darkslides su ebay, e su quelle ho costruito la macchina.

samples of difference between polar and horizontal can mount in taking a solargraphy
In queste immagini, eok.gnah illustra il modo in cui la posizione della fotocamera, polare in un caso e orizzontale nell’altro, influenza il risultato della solargrafia. http://www.flickr.com/photos/30874308@N06/4208312524/in/set-72157612512251532/

Parliamo di fotografia stenopeica! Come hai iniziato?

Anni fa ho visto una solargrafia su un blog. Ho fatto delle ricerche per capire come si realizzavano, e mi è piaciuta molto l’idea della classica fotografia analogica senza uso di sostanza chimiche.

Perché era proprio la parte chimica a scoraggiarmi nel produrre fotografie analogiche. Così ho costruito la mia prima fotocamera solargrafica, con il contenitore di un rullino e un foro stenopeico. Mi sono subito innamorato della semplicità e dell’aspetto delle solargrafie.

Da cosa dipende il tuo interesse nei confronti della fotografia stenopeica? Cosa ha di diverso rispetto ad altre tecnologie?

Sono un po’ perfezionista. Quando faccio qualcosa cerco sempre di farla in maniera perfetta.

A volte questo è un pregio, ma può anche essere molto frustrante.

Poiché ciò che si fa per divertimento non dovrebbe essere frustrante, la fotografia stenopeica analogica è una specie di terapia per me. ;)

Non esistono “brutte” fotografie stenopeiche. Ciascuna di esse (anche quelle che normalmente definiremmo “brutte”) trasmette una sensazione di unicità, di essere qualcosa di speciale.

Con la dslr e i megapixel e la follia dell’HDR è difficile ottenere un’immagine “perfetta”.

Qualche piccolo dettaglio (anche se lo vedo soltanto io) è sempre imperfetto.

Ma con un foro stenopeico, e ancor di più con la solargrafia… anche un foglio di carta fotografica bagnato e pieno di muffa appare interessante, unico e significativo.

Un’immagine sfuocata ed esposta male, realizzata con una dslr, il più delle volte appare soltanto sfuocata, male esposta, e imbarazzante.

Per di più, l’organizzazione dello scatto, quando si usa una reflex digitale, quasi sempre si riduce all’impostazione di un brevissimo tempo di esposizione. Con il foro stenopeico, invece, il settaggio dello scatto è simile all’atto del dipingere. Ci vuole più tempo, perché il foro registra un lasso di tempo molto più lungo. In questo modo ciò che si muove si fonde con lo sfondo, e il tempo stesso diventa visibile come la quarta dimensione dell’immagine.

diy 9x12 pinhole camera by eok.gnah
A sinistra: homemade 9×12 pinhole box camera costruita intorno a una doppia darkslide 9×12. A destra: “Baum 2″, immagine realizzata con la fotocamera da eok.gnah. http://www.flickr.com/photos/eokgnah/sets/72157623215978013/

Chiunque può costruire fotocamere stenopeiche partendo da zero, usando carta, cartone, o soltanto un contenitore per rullini vuoto. Perché hai scelto di costruire una pinhole camera elegante e con un bel design come la “Smiley”?

Ne ho fatte anche alcune molto semplici. Ma quando ho comprato quelle belle darkslides su ebay, ho sentito il bisogno di creare una bella macchina per loro.

La “Smiley” non è una macchina che lascerei appesa a un albero per una solargrafia lunga sei mesi. Per queste cose uso dei tubi idraulici di plastica. La “Smiley” è più una macchina per fotografia urbana e, ovviamente, un ottimo argomento di conversazione. Per ogni immagine esiste una fotocamera adeguata.

Hai diffuso gratuitamente il tuo progetto su Thingiverse.com (qui trovate gli schemi e le istruzioni: http://www.thingiverse.com/thing:9111). Cosa pensi riguardo all’uso delle risorse della rete per condividere conoscenze e progetti?

Ho fatto esprienze molto positive con l’open source e la condivisione gratuita della conoscenza. Tanti anni fa ho registrato un brevetto, ma il “brevetto” non mi ha portato nulla. Qualche anno dopo ho partecipato a un grande progetto open source e mi ha dato molto di più. Più divertimento, più amicizie e (che tu ci creda o no) anche un po’ di soldi.

Guarda il movimento dei “makers”. Si basa tutto sull’open source. Spero che sempre più aziende passino all’open source.

Balda Juwella converted into a 6x9 pinhole camera
Sopra: una vecchia Balda Juwella trasformata in una 6×9 pinhole camera, chiamata “Dirk”. Sotto: un’immagine realizzata a Vienna con la “Dirk”. http://www.flickr.com/photos/eokgnah/sets/72157623177234619/

La capacità di auto-costruire, di modificare e adattare le attrezzature, secondo te, è importante per il fotografo?

Non so se sia importante per il “fotografo”. Ma siccome io mi vedo un po’ più come un artista, allora sì. Costruire la macchina è il primo passo verso la realizzazione dell’immagine.

Quali sono le differenze principali nell’usare una macchina industriale e una fatta-in-casa?

Mi trovo più in sintonia con una macchina costruita da me che con una fotocamera industriale.

E spero che qualcosa di questo intimo rapporto sia visibile anche nelle mie fotografie.

Per utilizzare una macchina industriale basta leggere il suo manuale. Dopo averlo letto, se si vuole, si può anche soltanto puntare e scattare, persino con una reflex digitale. Quando si costruiscono le proprie macchine fotografiche, invece, si ha bisogno di conoscenze più complesse. Secondo te quali conoscenze sono necessarie? Ottiche? Fisiche? Informatiche? Che altro?

La cosa bella del foro stenopeico è che… puoi iniziare in maniera davvero semplice.

Qualunque contenitore chiuso è anche una fotocamera funzionante. Devi solo praticare un foro su un lato e inserire un qualche tipo di carta fotografica dall’altro. Fatto!

Non serve alcuna complicata conoscenza per iniziare, e siccome ogni immagine è bella, e facile, un inizio privo di frustrazione è garantito.

Riguardare le proprie immagini e osservare ciò che la macchina auto-costruita ha prodotto suscita alcune domande.

Domande come “cosa dovrei fare per costruire un tele?”, o “come posso costruire un fisheye?”, “perché il centro dell’immagine è più luminoso dei bordi?”, e così via…

Allora si apprenderà e si capirà a fondo la fisica, in maniera pragmatica, mettendoci le mani.

All’inizio si va per tentativi, si prova e si sbaglia, poi magari si usano carta e penna, e infine la programmazione. La conoscenza si evolve in maniera naturale.

Quando, e perché, hai iniziato a modificare e costruire macchine fotografiche ed altre tecnologie?

Circa tre anni fa, dopo aver visto una solargrafia su un blog.

Internet può aiutare i fotografi che desiderano dedicarsi all’arte dell’auto-costruzione? Quale pensi che sia il ruolo della rete e della cultura digitale in tutto ciò?

Sicuramente può aiutare. Conoscenze, idee, progetti e persino parti di oggetti (se si possiede una stampante 3D) possono essere condivisi in tempo reale in tutto il pianeta. E’ un potenziale enorme, e un grande stimolo. Non solo per i fotografi.

Lunargraphy Pinhole Camera by eok.gnah
Lunargraphy Pinhole Camera. Sopra: microprocessore Arduino, Ethernet shield e un servo motor compongono l’hardware della fotocamera. Sotto: l’hardware assemblato con l’otturatore motorizzato (aperto), che si apre automaticamente di notte. Questo progetto è discusso qui: http://www.flickr.com/groups/pinhole_lunargraphy/discuss/72157623433666773

Per auto-produrre le tue fotocamere hai usato vari software, macchine per la prototipazione, servizi di laser cutting come Ponoko.com, e Thingiverse.com per condividere i progetti. Hai utilizzato anche stampanti 3D, macchine al laser CNC, microprocessori Arduino, e stai lavorando al Fablab di Nurnberg. Tenendo conto del modo in cui i bit possono dare forma agli atomi, come descriveresti il percorso ideale dell’auto-progettazione e dell’auto-produzione di oggetti tecnologici?

Funziona bene anche se in maniera improvvisata.

E’ tutto ancora in fase di sviluppo, ma il movimento dei makers diventa più grande ogni giorno che passa.

Sono curioso di vedere dove ci porterà. ;-)

Che posto occupano le fotocamere e le tecnologie fotografiche nella tua più ampia produzione? Che relazione hanno con gli altri progetti?

Uso le fotocamere per documentare i progetti. Sono una persona visuale. Un’immagine e qualche annotazione. Valgono molto più di pagine e pagine di testo.

lunargraphy image by eok.gnah

Trovo molto interessante il tuo progetto “Lunargrafico”, per tre motivi: unisce il vecchio (il foro stenopeico) e il nuovo (l’hardware open source Arduino); risolve il problema degli otturatori manuali che normalmente si usano nella fotografia stenopeica, utilizzando un otturatore motorizzato controllato da Arduino e da un server in rete; è un nuovo pezzo del puzzle, considerato il crescente interesse per quella che potremmo chiamare la “fotografia astronomica popolare fai-da-te”, come la celebre solargrafia. Vorrei che ci raccontassi tutto ciò che ritieni importante su questo progetto, la sua idea di fondo, il suo immaginario visivo…

Dopo aver realizzato qualche macchina e qualche immagine posso dire che… la Solargrafia è “facile”. Basta montare una lattina e aspettare.

Il percorso del sole è visibile, perché la sua luminosità è così vicina a noi.

Ma la luna… si muove in maniera diversa. Per questo mi ha incuriosito la possibilità di vedere come appare in una ripresa più lunga.

So che talvolta è visibile anche di giorno. Quindi il suo percorso non sempre delinea un arco completo. Ho provato a immaginare come potesse apparire, ma volevo fotografarlo!

Per questo ho costruito una fotocamera stenopeica con otturatore motorizzato.

Purtroppo non ha funzionato come avrebbe dovuto.

Quindi il progetto è rimasto lì, incompiuto, per qualche tempo.

Poi con un’altra tecnologia (una webcam panoramica e l’image stacking digitale) ho finalmente ottenuto delle lunargrafie!

http://www.flickr.com/photos/eokgnah/6252971643/in/set-72157623558449046

Mi piace l’idea di rendere visibile ciò che non lo è, e che magari sta lì intorno a noi tutti i giorni.

Cerco sempre di camminare con gli occhi ben aperti, e la domanda “perché è così e non in un altro modo” accompagna la mia vita. Non cerco di vedere soltanto ciò che è grande, ma anche le piccole cose.

lunargraphy image by eok.gnah

Cosa ti piace particolarmente di quello che fai, cosa ti ispira?

Davvero non saprei. A volte non faccio niente. Poi, improvvisamente, sento l’urgenza di creare qualcosa. Costruire qualcosa. Acquisire nuove conoscenze e abilità.

Quando non riesco a soddisfare questa urgenza mi sento triste, stressato e depresso. Ma quando costruisco e imparo cose nuove mi sento bene. Anche se quello che imparo non dovesse più servirmi… “So” che “potrei” se “volessi”. E questo mi fa sentire bene.

Forse si tratta di una malattia mentale, ma penso che sia una di quelle “salutari”…  ;-)

Hai un progetto preferito?

Sempre quello a cui sto lavorando.

Come descriveresti il feedback e la reazione del pubblico ai tuoi progetti DIY?

Faccio quello che faccio soprattutto per me stesso. Non per gli altri. Porto avanti soltanto i progetti che trovo interessanti, e non mi preoccupo (troppo) di ciò che gli altri vorrebbero che facessi. Ma, ovviamente, sono contento quando le persone apprezzano il mio lavoro e mi danno un feedback positivo. Questo feedback è un qualcosa in più, che va ad aggiungersi alla mia felicità mentre lavoro a un progetto, ma non è la motivazione iniziale.

Un motivo per continuare a seguire il tuo lavoro…

Se vi piacciono le sorprese… restate in contatto. Perché nemmeno io so quale sarà il mio prossimo progetto, o quando sarà pronto.

In caso contrario, grazie per esservene interessati così tanto da aver letto tutta l’intervista.

Tutte le immagini © eok.gnah

4 Commenti to “ESSERE UN “CAMERA MAKER” NELL’ERA DIGITALE: NE PARLIAMO CON EOK.GNAH”

  1. Non so dove e come le scovi le persone da intervistare ma sono fantastiche. :)

  2. grazie… mi sono immedesimato in te, perchè anche io son di quelli che fa esperimenti con la fotografia.
    adoro le vecchie scatole, tutto ciò che è lontano dal digitale, e quando mi viene in mente un progetto non vedo l’ora di portarlo a termine… e naturalmente condividerlo.
    ti seguirò ancora.

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