Autoritratto – Scancam 200

Ci sono un sacco di attrezzature in giro, pronte per essere riciclate. L’artista Brana Vojnovic illustra il proprio modo di fare fotografia: non “premere il bottone” per “catturare il momento”, ma cercare e trovare vecchie attrezzature da combinare, costruendo nuove macchine in grado di produrre i risultati desiderati. Un processo di “upcycling” che è un’arte di per sé, la passione di un fotografo che si considera un pittore impegnato nella creazione dei propri strumenti.

Ciao Brana, grazie per il tempo che ci dedichi. Iniziamo… che posto occupa la fotografia nella tua vita quotidiana?

La fotografia è il mezzo più naturale per esprimere me stesso.

Quando hai incontrato la fotografia per la prima volta?

Avevo 16 anni quando ho iniziato a usare la fotografia per preservare il ricordo delle opere d’arte dei miei amici, un gruppo di giovani dediti all’arte (scultura, pittura). Poi, ventenne, mi sono concentrato sulla fotografia come parte principale del mio interesse artistico e della mia attività, e così ho abbandonato la scultura per dedicarmi alla fotografia.

Come descriveresti la tua attività fotografica, in questo momento?

Credo che il mio lavoro abbia tre fili conduttori: la ricerca relativa alla fotografia, la costruzione / rielaborazione delle macchine fotografiche, e la pratica della fotografia – scattare le foto. Il prodotto finale è sempre una fotografia, ma è il risultato delle tre attività che svolgo parallelamente.

Facciamo un gioco: ti mostrerò alcune macchine fotografiche, di diverso genere e di epoche differenti; mi piacerebbe sapere cosa pensi di ciascuna di esse…

a wet plate camera

1. Una macchina dell’epoca del collodio con la relativa attrezzatura (1878)

Credo che rappresenti l’equilibrio perfetto tra meccanica, ottica, chimica, e l’artista – fotografo. Mi ricorda il vecchio marchio della Efke, ed è un vero peccato che l’abbiano cambiato.

kodak no.1 - 1888

2. La prima Kodak con la sua pellicola (1888)

La prima macchina moderna da portare sulla luna. Molto moderna anche oggi, se hai una tabella con i tempi d’esposizione, sole, nuvoloso, parzialmente nuvoloso… puoi fare delle gran belle foto.

polaroid sx 70

3. La Polaroid SX-70 (1972)

Mi ricordo di averla usata nel 1978 – a una mostra di giovani artisti alla Galleria del Museo d’Arte Moderna di Belgrado… ma devo ammettere di non essere mai stato un grande fan delle polaroid e della gratificazione istantanea :)

“Interventi a matita su Polaroid” (1981)

nikon d-7000 mid range dslr

4. La Nikon D-7000, una DSLR di fascia media

Un sistema molto serio – la Nikon ha una lunga e ricca esperienza nella produzione di attrezzature fotografiche, incluse ottiche eccellenti. E’ la Madonna delle macchine fotografiche – massima qualità, ma non il mio genere di musica…

toy camera holga 120s lomography

5. La “Toy Camera” Holga 120S

Sono troppo grande per giocare con i giocattoli.

iPhone with hipstamatic app

6. Un iPhone con esempi della popolarissima applicazione Hipstamatic 

Mi piacerebbe averne uno e provare tutte le opzioni – ma probabilmente lo lascerei su una mensola a prendere polvere.

“Scanner Camera 200″ (Tessar f4.5,16.5cm Canon lide 200, 5x7in. 260Mg)

7. La tua Scanner Camera 200 autocostruita (full set qui)

Le immagini scattate con questa macchina parlano da sole. In più è portatile, leggera ed economica se sai come costruirla :)

“Volosko” – Scannercam 200, tricromia

Parliamo della Scanner Camera! Come hai iniziato a dedicarti a queste particolari fotocamere?

Ho iniziato a lavorare sulle scanner camera tre anni fa. Ho fatto esperimenti con i sensori CCD e CIS. Fin da quando ero un giovane fotografo, ho sempre preferito la fotografia in bianco e nero… Quindi ritengo che i sensori CIS siano più appropriati, più adatti alle mie esigenze. I sensori CIS hanno enormi vantaggi per via delle loro dimensioni, e mi piacciono di più perché danno immagini in bianco e nero. La Scanner Camera 200 è la seconda che ho realizzato, riciclando un Canon Lide 200. Il suo formato è 5×7 pollici, è portatile, ha un corpo compatto e un obiettivo Tessar 165mm dotato di messa a fuoco. Quando ho iniziato a costruirla ero incuriosito dal fatto di poter combinare insieme tecniche e attrezzature vecchie e nuove, senza dover usare la pellicola per ottenere l’immagine.

Da cosa dipende il tuo interesse nei confronti della Scanner Camera? Cosa ha di diverso rispetto ad altre tecnologie?

Il lavoro in camera oscura non è più necessario, non c’è scarto temporale tra lo scatto e la visione del risultato – il tempo necessraio a produrre una fotografia equivale al tempo corrispondente alla risoluzione. Un’altra cosa che trovo interessante è la possibilità di fare centinaia di test senza spendere nulla. Questo non è possibile quando si usa la pellicola e si segue il procedimento tradizionale. Tutto ciò ti da un sacco di libertà, puoi scattare foto di vario tipo e sperimentare con la luce e il volume.

“Roses in a teapot” – 8×10 EpiskopScan, Vegionar 325mm, Tricromia

Hai costruito anche un Episkopscan 8×10, una sorta di Scanner Camera realizzata con un proiettore. Entrambi i progetti sembrano concepiti con lo scopo di produrre ritratti/paesaggi/still life, per quale motivo non usi le tue Scanner Camera per ottenere il popolarissimo effetto da “scansione del movimento”?

L’Episcopscan 8×10 è la quarta Scanner Camera che ho costruito. La mia idea era di migliorare la qualità delle scansioni-fotografie.

La cosa eccitante è che ho trovato un nuovo uso per un’attrezzatura costruita principalmente con lo scopo di proiettare fotografie e documenti su uno schermo o su un muro. Ho tolto la lampada, il circuito elettrico, e ho usato il corpo dell’episcopio e il suo specchio ottico, il quale ha incrementato la qualità delle foto. Infine, ho dovuto creare una base fissa per la fotocamera. Il processo di upcycling è stato veloce e il risultato finale straordinariamente buono.

Quando ho iniziato a lavorare con le Scanner Camera ho provato a usarle per ottenere l’effetto di “scansione del movimento”, ma non mi sentivo in grado di controllare totalmente il procedimento. Qualche volta gli effetti possono essere spettacolari, ma per me è più importante avere il pieno controllo sul risultato finale e sulla qualità. Non mi interessano gli effetti “stupefacenti”. Oltretutto la fotografia still life è molto più vicina a ciò che mi interessa, a ciò cui ritengo valga la pena dedicare i miei esperimenti. Lavorare nel mio studio e concentrarmi sulle foto di still life mi ha permesso di sperimentare con un genere di fotografia in grado di restituire un effetto di serenità, più simile a un effetto pittorico.

Utilizzo anche un Canon Lide 200 e un Canon Lide 700 F. I sensori CIS hanno una portata significativamente dinamica. Il lato negativo è che i passaggi sono visibili, ma ci sono software in grado di rimuovere l’effetto indesiderato. Io uso Vuescan, un software professionale.

“Onions and Tulips” – Scannercam 200, 5×7, 300m, f4.5 R,B,G

Molti dei tuoi esperimenti riguardano la tricromia. Le Scanner Camera registrano separatamente i tre canali RGB, e quindi possono essere usate per procedimenti a tre colori non tradizionali, nonostante la difficoltà di mantere i colori. E’ questo il motivo per cui hai deciso di costruirle?

Come ho detto prima, preferisco lavorare in bianco e nero. Grazie a questo procedimento ho trovato un modo per sperimentare con vari filtri RGB, anche in combinazione con filtri ND. Ciò che mi è piaciuto tanto del procedimento è proprio il fatto che sia difficile mantenere i colori, oltre all’effetto pittorico e alla possibilità di sperimentare all’infinito.

“Past Season’s Roses” – B&W, 8×10 Scannercam, 300m, f4.5, Tricromia

Hai realizzato molte tricromie usando Scanner Camera in bianco e nero. Come converti le immagini? Come funziona il tuo procedimento? Scatti anche fotografie a colori direttamente con le Scanner Camera?

Tutte le Scanner Camera che ho adattato hanno un sensore CIS. Uso il software professionale Vuescan per scattare le fotografie. Per convertirle in immagini a colori è necessario scattare tre foto con i diversi filtri RGB (un filtro rosso, uno verde e uno blu). L’intero processo richiede circa 15 minuti a una risoluzione di 600 DPI (5 minuti per ciascun colore). Le tre immagini devono essere fuse con Photoshop per ottenere una fotografia a colori – la precisione è importante, se si cerca una buona qualità. E’ anche importante precisare che non uso i filtri di Photoshop per modificare l’immagine finale, lo uso soltanto per fondere i tre livelli ottenuti con i filtri RGB. Ogni file è grande 120MB.

La tua conversione dell’obiettivo da ingranditore Janpol per realizzare tricromie è davvero interessante! Perché hai scelto la tricromia come ambito di ricerca privilegiato?

Ho scelto l’obiettivo da ingranditore Janpol perché ha un portafiltri interno ben progettato. Ho tolto i filtri originali e li ho rimpiazzati con i filtri RGB corretti. Il motivo della conversione è che si può ottenere la migliore qualità di riproduzione quando i filtri sono posizionati esattamente tra le due lenti dell’obiettivo.

Ho aggiunto un anello per la messa a fuoco e il risultato è un obiettivo per tricromia nel formato Leica – per quanto ne so, una lente così compatta utilizzabile nel formato Leica è un esemplare unico.

Sopra: obiettivo da ingranditore Janpol convertito per la tricromia. “Sembra che il risultato migliore si ottenga con i filtri posizionati tra i due gruppi di lenti. Ho usato l’obiettivo PZO per controllare il filtraggio. Ovviamente è importante cambiare i filtri in dotazione e usare quelli giusti. E’ una procedura delicata, perché il portafiltri è molto piccolo – 12mm. Ho scelto di usare i filtri Hama Blue 4, M DO.60, Yellow Y3. Li ho tagliati con precisione, e li ho inseriti nel piccolo portafiltri, poi ho rimontato l’obiettivo. Ho dovuto far entrare l’intero obiettivo in una sottile montatura Olympus. Dopo di ciò, ho aperto una bottiglia di Baleys ho riempito il mio bicchiere, Salute!”

Quando, e perché, hai iniziato a modificare e costruire macchine fotografiche?

Domanda interessante – ripensandoci, la prima macchina che ho costruito è stata una macchina a soffietto, nel 1979. Era una macchina 8×10 ma non avevo l’obiettivo giusto e il portalastre per usarla correttamente. Quindi non era funzionale, ma nerita di essere ricordata. I miei amici e io la usavamo come soggetto da fotografare, più che per fare foto.

Il fratello di Brana posa con la sua prima macchina fotografica autocostruita

Ho ricominciato a costruire e modificare fotocamere vent’anni dopo. Nel frattempo ho utilizzato tutte le macchine migliori, Hasselblad, Leica etc., apprezzando le attrezzature professionali come fanno molti fotografi.

Quattro anni fa mi sono concentrato di nuovo sull’autocostruzione, per due motivi: avevo un’idea molto precisa del genere di attrezzatura necessaria per ottenere gli effetti che volevo, ma non era possibile trovarla sul mercato.

Allo stesso tempo, avevo notato che c’erano molte vecchie macchine e lenti difettose in giro. Erano disponibili in abbondanza e poco costose – e io sapevo come ripararle e rimetterle in funzione.

Credo che la fotografia sia molto simile alla pittura – almeno il mio modo di fotografare. Il pittore prepara le proprie tele e realizza degli schizzi prima di dipingere. Allo stesso modo, credo che l’approccio corretto alla fotografia consista in un lungo lavoro di preparazione finalizzato a ottenere immagini di buona qualità. Inoltre è molto eccitante trovare vecchie lenti e macchine fotografiche e adattarle ai risultati desiderati.

Sono libero di scegliere che tipo di attrezzatura usare (scanner, collodio, pellicola). E’ importante trovare l’obiettivo migliore adatto allo scopo, e adattarlo al corpo macchina con cui ho deciso di lavorare. Combinare e adattare macchine e lenti è un’arte. Preparare i filtri (e qualche volta anche costruirli) per una fotografia è un’altra parte importante del processo. Oltre alla sperimentazione in sé, la parte che mi piace di più è quella preparazione molto scrupolosa che mi fa pensare più alla pittura che al “premere il bottone” per produrre un’immagine – come fanno molti di noi quando usano una macchina digitale. Si tratta di preparare tutto meticolosamente e di creare una fotografia più che di “catturare il momento”.

La capacità di auto-costruire, di modificare e adattare le attrezzature, secondo te, è importante per il fotografo?

Certamente, e spero che il mio lavoro lo dimostri. Modificare le attrezzature per me è parte del processo di creazione delle fotografie. E’ quasi una dipendenza – una volta che hai iniziato, ci sono infinite combinazioni… qualche volta smonto le macchine modificate per combinarne di nuovo le parti e fare ulteriori modifiche.

Se è una parte importante del processo, perché i fotografi normalmente non se ne interessano? Sono tecnologie troppo complesse? C’è qualche interesse nel non lasciare che i fotografi facciano da sé?

Credo che molti fotografi trovino difficile creare fotocamere DIY – per autocostruire le attrezzature è necessario avere una serie di conoscenze e abilità che non impari a scuola.

Oggi come oggi, tutte le fotocamere sono costruite in modo da consentire ai fotografi di pensare meno al processo che porta a realizzare una bella foto. L’enfasi è posta sul trovare gli “oggetti” e catturarli attraverso “l’occhio della macchina”. Per di più, con la fotografia digitale e Photoshop, il processo si concentra sulla modifica, il miglioramento, la creazione di “oggetti modificati e perfezionati” grazie a Photoshop, invece che sull’uso delle attrezzature tradizionali per ottenere il risultato migliore – una foto di qualità.

Conosco “tecno-fotografi” che passano il tempo a pulire le loro macchine costose e i loro obiettivi finché l’attrezzatura diventa obsoleta e si rompe. Una volta la riparazione delle macchine fotografiche era una pratica comune, ma oggi ci sono sempre nuovi modelli da comprare e le vecchie fotocamere vengono vendute al mercato delle pulci o buttate via. Bene, posso solo dire “grazie ragazzi”, perché ci sono così tante buone macchine e lenti usate con cui posso divertirmi.

“L’ultima cena” – B & W, 8×10” Scannercam, Tricromia

E’ solo una questione di creatività, o la pratica del fai-da-te può dare più senso alla fotografia? Quali sono le differenze principali nell’usare una macchina industriale e una fatta-in-casa?

Le macchine industriali possono essere perfette, anche se penso che spesso siano limitate da software molto potenti. Può sembrare strano, ma vedo come una limitazione il fatto che oggi tutte le foto scattate con macchine tanto performanti siano di qualità eccellente. Come si può decidere chi è un bravo fotografo quando tutte le foto sono perfette? Chiunque abbia denaro sufficiente per comprare una macchina digitale professionale può essere un bravo fotografo. Non c’è alcuna sfida – i soldi possono trasformarti in un bravo fotografo. Con le macchine DIY le sfide sono tante – e non c’è garanzia che si ottengano i risultati desiderati. E’ più divertente, ci vogliono più conoscenze e parecchia pazienza. Per me è l’essenza del fare fotografia – qualche volta fai un’ottima foto, qualche altra ne fai una veramente pessima. I soldi non possono comprarti una bella fotografia nel mondo del DIY – puoi essere straricco, ma questo non ti aiuta a scattare una fotografia perfetta con una macchina autocostruita, hai bisogno di conoscenze, capacità… e passione.

E’ cambiato qualcosa dopo la rivoluzione digitale, in positivo o in negativo?

La rivoluzione digitale ha “democratizzato” la fotografia. E’ fantastico che quasi ogni persona (uomo, donna, bambino, adulto) oggi abbia una macchina fotografica (o un telefonino con fotocamera). Un uso così massivo della fotografia dovrebbe portare a una maggiore qualità, se crediamo che la quantità porti la qualità. La fotografia digitale è importante per molti aspetti, e ha nuove applicazioni (nei social media, nella medicina, nella ricerca spaziale, etc.).

E’ difficile dire se oggi sia meglio o peggio – l’innovazione è sempre positiva secondo me. Mi sembra che anche oggi a trarne profitto sia l’industria, mentre l’arte della fotografia non ha guadagnato molto dalla rivoluzione digitale. Effettivamente mi sembra che molte persone oggi stiano tornando alla fotografia analogica per riappropriarsi degli aspetti artistici della fotografia. Anche i fotografi che usano le macchine digitali “mantengono un equilibrio” usando le Holga, le Zenit o le Kiev di volta in volta.

Per utilizzare una macchina industriale basta leggere il suo manuale. Dopo averlo letto, se si vuole, si può anche soltanto puntare e scattare, persino con una reflex digitale. Quando si costruiscono le proprie macchine fotografiche, invece, si ha bisogno di conoscenze più complesse. Secondo te quali conoscenze sono necessarie? Ottiche? Fisiche? Informatiche? Che altro?

I manuali sono talmente lunghi e complessi che è difficile usarli, ma almeno contengono tutte le informazioni. Quando si costruisce la propria fotocamera invece bisogna fare molta ricerca preventiva. Le ricerche su Internet aiutano, ma bisogna sapere cosa si sta cercando. Ci vogliono molte competenze – conoscenze di base di ottica, fisica, lavorazione del legno, della plastica, della gomma e del metallo, conoscenze di meccanica, comprensione del modo in cui funzionano i vari materiali (per esempio quale tipo di colla o di vernice usare etc.). Oltre alle competenze, bisogna avere spirito d’avventura, curiosità e pazienza. E coraggio, qualche volta – quando si prova a riparare o adattare una lente costosa c’è sempre il rischio che la si danneggi irrimediabilmente.

Come hai acquisito le conoscenze e le abilità necessarie?

Quando ero bambino ero apprendista in un laboratorio d’arte. Ho praticato la scultura per sei anni – il che significa che ho dovuto imparare molte cose sulla plastica da scultura e sulla costruzione dei modelli. Avevo anche un hobby – costruire modelli di aeroplani, e questo mi ha aiutato a imparare a scolpire il legno, a montare i modelli etc.

Mio padre mi ha insegnato molti processi di cosmetica che si sono rivelati utili per il mio lavoro – miscelare i colori, vari processi chimici come miscelare lo sviluppatore per le foto in bianco e nero. Alcune di queste conoscenze sono applicabili con successo in diversi procedimenti alternativi – nella fotografia al collodio per esempio.

Brana nel suo studio (1980)
photo by Vesna Vojnovic

Brana nella sua casa di campagna (foto di Vesna Vojnovic)

Come è organizzato il tuo laboratorio?

Il mio laboratorio è diviso in tre parti. Quando si tratta di tagliare, verniciare, dipingere etc. lo faccio nella mia officina.

La seconda parte è il lavoro meccanico – e questo lo faccio nel mio appartamento (prevalentemente in camera da letto). Tengo lì tutti i pezzi più importanti – gli obiettivi, le macchine, etc., perché passo la maggior parte del mio tempo libero lavorando a nuovi progetti.

La terza è la nostra casa di campagna – dove scatto la maggior parte delle mie fotografie e dove provo le mie macchine appena costruite.

Molte persone costruiscono fotocamere partendo da zero, usando carta, cartone, o soltanto un contenitore per rullini vuoto. Perché hai scelto di riciclare vecchie attrezzature per realizzare le tue macchine?

Mi piace riparare le cose, in generale. Quanto alle macchine fotografiche e alle lenti, ci sono così tanti pezzi di valore che vengono buttati via, e io provo un piacere enorme nel rimetterle in funzione. Ma ripararle non è sufficiente, riciclarle per convertirle in attrezzature di qualità superiore gli dà una marcia in più, perché consente effettivamente di comporre e montare i pezzi in modo da creare un nuovo design, qualità migliore e spesso attribuisce una nuova funzione alle vecchie attrezzature fotografiche o elettroniche.

Presti più attenzione alla soddisfazione e al bel design o alla possibilità di costruire attrezzature migliorate riciclando vecchie parti?

Penso che siano entrambe importanti e sto attento a entrambe le cose. Il design è fondamentale, specialmente la parte del design correlata al corretto funzionamento dell’attrezzatura. Le possibilità del processo di upcycling hanno un doppio valore secondo me: trovo estremamente appagante il fatto di poter preservare e dare nuova vita e significato a parti di un bella attrezzatura (ogni vecchio pezzo di materiale fotografico è un’opera d’arte, quindi il semplice riciclo non è un’opzione perché significherebbe distruggere preziosi pezzi di attrezzatura).

E’ pieno di attrezzature che potrebbero essere riciclate. Come consideri il riciclo nel tuo lavoro? Vorrei sapere se lo consideri un’utile risorsa per trovare ciò che ti serve, o un’attività cosciente e importante di per sé…

Non direi che il riciclo fa parte del mio lavoro di autocostruzione. Credo che il riciclo comporti il danneggiamento dell’attrezzatura (pressando, tagliando), allo scopo di utilizzare i materiali per produrre cose nuove. Per questo io opto per l’upcycling – usare i pezzi e rilavorarli o metterli a posto e quindi comporli e adattarli per trovare la combinazione ottimale per una nuova attrezzatura. Il processo di upcycling per me è importante perché preserva ciò che io credo debba essere preservato. E in più dà nuova vita all’usato, e questa nuova utilità o nuova funzionalità mantiene in uso queste cose, che è molto importante anche dal punto di vista ambientale. Ma la soddisfazione maggiore deriva dal preservare dei bellissimi e preziosi pezzi d’artigianato.

Le mie foto spesso contengono roba vecchia che non si usa più.

Abbiamo parlato delle tue Scanner Camera e degli esperimenti con il processo della tricromia. Hai anche costruito macchine per funzioni particolari, come la fotografia panoramica. Dove trovi l’ispirazione per i tuoi progetti?

Ogni fotocamera è diversa. Per esempio ho costruito una macchina panoramica per registrare una prospettiva più ampia e per fotografare vecchie città. Ho fatto questa macchina specificamente per un mio viaggio a Lisbona, ma l’idea mi è venuta quando ero sull’isola di Cres. In origine volevo costruire una macchina in grado di riprendere le belle strade strette delle vecchie città e le abitazioni costruite in pietra (per questo ho usato la macchina panoramica in posizione verticale).Homemade Panoramic CameraHomemade Panoramic Camera

Homemade Panoramic Camera

“Lisboa 612″ DIY Panoramic Camera

Hai un progetto preferito?

Il mio preferito è sempre quello a cui sto lavorando al momento.

A cosa stai lavorando adesso? C’è qualcosa di nuovo che vorresti mostrare ai nostri lettori?

Attualmente sto testando la mia nuova macchina 8×10 polifunzionale. E’ un tentativo di combinare una Scanner Camera, una macchina a pellicola e una al collodio in un’unica attrezzatura. I dorsi sono intercambiabili, quindi la macchina è convertibile – o  polifunzionale.

E’ fatta di alluminio, è leggera e ha un soffietto di finta pelle. Era mia intenzione costruire una fotocamera che mi permettesse di sperimentare con i tre procedimenti usando una sola attrezzatura. E’ davvero robusta e funziona bene sia in esterno che in studio.

Homemade Multi-purpose 8×10 Camera

Cosa pensi della possibilità di utilizzare le risorse della rete per condividere conoscenze e progetti? Internet può aiutare i fotografi che desiderano dedicarsi all’arte dell’auto-costruzione? 

Come ho già detto, Internet può essere molto utile. Le risorse online sono tantissime, e quindi è importante sapere cosa cercare. Perciò sì, è molto utile, e può aiutare chi vuole dedicarsi alle macchine DIY , specialmente in combinazione con i consigli in rete, i video di Youtube etc. E’ possibile reperire informazioni su come produrre soffietti, costruire lenti e molto altro. Io ho usato molto Internet quando ho iniziato a costruire le mie prime fotocamere.

Come descriveresti il feedback e la reazione del pubblico ai tuoi progetti DIY?

Il feedback è molto positivo. Ci sono due tipi di feedback – per alcuni l’aspetto più interessante riguarda il fatto di costruire fotocamere di per sé, e si interessano soprattutto dei dettagli tecnici. Altri invece sono interessati alle macchine, ma commentano anche la qualità delle fotografie – quindi il loro interesse è sia tecnico che artistico / estetico. La migliore macchina autocostruita non è sufficiente per fare una foto eccellente. Dunque apprezzo molto le considerazioni altrui sulle mie immagini.

Un motivo per continuare a seguire il tuo lavoro…

Dopo quattro anni sono sollo all’inizio della mia ricerca, ci sono così tante cose innovative da fare. E poi credo nell’idea dell’upcycling e penso che promuoverla attraverso il mio lavoro sia un piccolo ma importante contributo all’idea del vivere in maniera sostenibile. Infine, cosa più importante di tutte, sono un fotografo da tanto tempo. Non c’è ragione per cui debba smettere di fare ciò che amo di più.

brana vojnovic bazooka chewing gum“Bazooka Chewing gum” (1982)

Un sentito ringraziamento a Vesna per il suo aiuto nella realizzazione di questa intervista.
Images © All rights reserved to Brana Vojnovic

5 Commenti to “RADICALLY UPCYCLED CAMERAS: L’ARTE DELL’AUTOCOSTRUZIONE SECONDO BRANA VOJNOVIC”

  1. Interessantissimo questo punto di vista sulle autocostruite!

    • Sì, ed ha perfettamente ragione. Autocostruire è sempre e comunque un modo di far venire fuori i difetti dell’industria capitalista… avremmo dovuto prendercela tutti quando abbiamo sentito dire che la fotografia analogica era morta per via dell’innovazione digitale. Non solo non è così, e i due sistemi convivono, ma è rimasta aperta una domanda fondamentale: cosa fare dei milioni e milioni di oggetti tecnologici costruiti prima? Chi li ha creati non ha espresso alcuna opinione, e a noi fotografi tocca assumere la responsabilità della scelta. E anche questa può essere una scelta creativa… oltre che responsabile

  2. Bellissima e interessantissima intervista.
    :)

  3. [...] Belger, Francesco Capponi, Jno Cook, Paolo Gioli, Tayo Onorato & Nico Krebs, Abelardo Morell, Brana Vojnovic e molti [...]

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