Brownie 35mm Adapter

Ricordate le Kodak Brownie? Le fotocamere semplici ed economiche introdotte nel 1900, che più di qualunque altra macchina fotografica hanno “iniziato” l’uomo comune alla pratica della fotografia, quando quest’ultima era ancora appannaggio esclusivo di professionisti e gentlemen aristocratici? Quella delle Brownie è una storia controversa. Tanti storici le hanno sostanzialmente snobbate e liquidate come “macchine-giocattolo”, sia per la loro semplicità che per via del loro target (un mercato composto da giovani e giovanissimi, che fino a quel momento non avevano avuto modo di provare le gioie della fotografia). Eppure, come ha sottolineato lo studioso Marc Olivier in un articolo pubblicato sulla rivista Technology and Culture, l’introduzione di queste fotocamere ha avuto un enorme impatto sociale, e le Brownie hanno giocato un ruolo di primo piano nella popolarizzazione della fotografia, nella definizione dell’istantanea e dei cosiddetti Kodak moments, e nel fornire un supporto materiale alla memoria individuale, familiare, e collettiva. Al contempo, le Brownie hanno circondato la fotografia di quell’aura magica e incantata che avvolge l’infanzia (“Le immagini di bambini scattate da bambini hanno il fascino della fanciullezza stessa”, recitavano le circolari interne della Kodak). E fu grazie a queste macchine che tanti artisti si appassionarono al mondo della fotografia – basti ricordare, ad esempio, che la prima macchina di Ansel Adams fu proprio una Brownie, regalatagli dal padre all’età di 14 anni.

brownie advertisement

A dispetto della scarsa considerazione degli storici, le Brownie rimasero in commercio per 70 anni, cambiando forma – dalle macchine a box dei primi del ‘900, progettate da Frank Brownell, alle più elaborate e “plasticose” fotocamere della serie “Star” degli anni ’50 e ’60, create dai designer Arthur Crapsey e Fred Knowles – ma non sostanza. Oggi, i milioni di esemplari prodotti nel corso del secolo scorso giacciono, per lo più inutilizzati, nelle cantine o sugli scaffali degli appassionati. Nonostante non siano mancati i tentativi di elaborare nuove tecniche creative riappropriandosi di questi semplici strumenti, come dimostra la sempre più diffusa pratica del flippare le lenti (mi si perdoni l’anglicismo) per ottenere messe-a-fuoco selettive e creative, le Brownie sono rimaste largamente escluse dalla contemporanea ed effervescente riscoperta della fotografia analogica. Se, da un lato, la diffusione della lomografia ha ridefinito e rivalutato le possibilità espressive delle toy cameras, dall’altro il recupero delle Brownie è stato ostacolato dall’obsolescenza di formati come il 620 e il 127, che costituivano i supporti principali di queste macchine.

Brownie 35mm Adapter

Alla soluzione di questo problema è dedicato un progetto indipendente, appena lanciato da tre designer italiani, che promette di ridare a tanti curiosi sperimentatori la possibilità di recuperare e riportare in vita le proprie Brownie. Andrea, Massimo e Pietro, i tre ideatori del progetto, hanno creato #Star35, un adattatore progettato e stampato in 3D che consente di convertire il formato delle Brownie della serie “Star” (Starflash, Starflex, Starlet, Starmite, etc.) dall’obsoleto 127 al comune 135, quello delle pellicole 35 mm.

BR015490Brownie 35mm Adapter

Il funzionamento è semplice: basta sostituire l’alloggiamento di plastica originale delle Brownie “Star” con lo #Star35, e le macchine saranno pronte ad accogliere i comuni rullini fotografici. Per solleticare lo spirito creativo degli appassionati, l’adattatore include anche una mascherina, adagiata sulla pellicola, su cui è possibile montare filtri per ogni genere di sperimentazione. Si potranno utilizzare i filtri venduti con l’adattatore, ma sarà anche possibile realizzare i propri, sperimentando con forme e colori.

Brownie 35mm AdapterBrownie 35mm Adapter

L’obiettivo del progetto #Star35 è dunque quello di contribuire alla riscoperta delle Brownie, offrendo uno strumento di conversione semplice, economico, e creativo.  I tempi sembrano maturi, e la fabbricazione digitale dimostra di essere, ancora una volta, una potente alleata della fotografia analogica. Riusciranno i tre designer a far riemergere le Brownie dall’oblio? Non resta che seguire la loro pagina Facebook, su cui è possibile trovare le informazioni necessarie per acquistare e utilizzare l’adattatore #Star35.

Brownie 35mm Adapter

Frankenphotography non poteva non sostenere un’iniziativa tanto coraggiosa di recupero, contrasto all’obsolescenza, e riappropriazione creativa della tecnologia. Vi propongo quindi un’intervista con Andrea, una delle menti dietro il progetto #Star35, con cui ho avuto modo di parlare non solo delle Brownie, ma anche del suo approccio creativo, e della sua passione per la modifica e l’autocostruzione delle fotocamere.

Come nasce la tua passione per la sperimentazione fotografica?

È nato un po’ tutto dagli studi che ho fatto e dalla mia passione per la progettazione. Ho studiato industrial design al Politecnico di Milano, in Norvegia, e in Olanda, e attualmente lavoro a Reggio Emilia. Il design mi consente di esprimere quello che ho dentro: quando ho un’idea, cerco di renderla concreta, e lo faccio con le mie mani. Anche prima dell’università mi piaceva smontare cose. Il fatto di arrivare alla fotografia, al costruire e modificare macchine fotografiche, penso sia una delle cose in cui la mia indole poteva sfociare.

kodak baby brownie mod

Da cosa deriva il tuo interesse per le Kodak Brownie?

È stato un articolo del National Geographic a farmele conoscere. Ne ho acquistata una, ho visto che erano facili da smontare e che il meccanismo era interessante. Mi hanno incuriosito, e allora ho cominciato a smontarle, a vedere cosa ci si poteva fare. E da lì, poi, una macchina dopo l’altra, sono passato dalle Brownie alle 35mm, al medio formato, tutto. Da lì è esplosa la mia passione.

Le Brownie sono molto belle come estetica, perché sono tutte diverse, sono di plastica e metallo e sono semplici, quindi anche dal punto di vista del design le ho trovate subito interessanti. E poi sono state le prime, soprattutto in America, a portare la fotografia al grande pubblico. Mi ha incuriosito il fatto che la Kodak avesse cercato, attraverso le Brownie, di permettere a tutti di fare delle foto e fissare i propri ricordi.

Baby Brownie Mods

Di solito agli appassionati di fotografia piacciono le macchine complesse, le funzioni avanzate…

Beh, le Brownie sono molto semplici, però sono comunque delle macchine fotografiche. Quindi hanno un otturatore, un diaframma o due, etc. Mi hanno dato modo di smontarle e di avere davanti a me un meccanismo semplice da capire per cominciare. Vedo che tanti fotografi digitali sanno poco del meccanismo interno delle loro macchine, oppure non hanno idea di come funzionino le macchina analogiche. Io, prima di scoprire le Brownie, ero nella stessa condizione. Sono state per me un punto di partenza, grazie a cui oggi sono in grado di fare delle modifiche su macchine più impegnative, più delicate.

Come si è evoluta la tua passione per le Brownie, dai primi esperimenti al progetto #Star35?

All’inizio le sistemavo e le rivendevo. Il guadagno era praticamente nullo, ma con i soldi che ricavavo ne potevo prendere altre. Cioè era un modo per alimentare il mio hobby. Ne avevo sempre di più tra le mani, le smontavo, le mettevo a posto, e intanto ci facevo delle foto e le caricavo online. Per un po’ di tempo è andata avanti così. Dopo, a me e a un collega dello studio, è venuta l’idea di trovare un modo per inserire delle pellicole 35mm nelle Brownie, che funzionavano con rullini 127, ormai introvabili. A quel punto si è aggiunto un altro elemento: la stampa 3D. Sono fortunato, perché nello studio dove lavoro abbiamo delle stampanti 3D di alto livello, e abbiamo la possibilità di stampare oggetti per scopi personali. E così è nato il progetto #Star35.

camera mod

Di cosa si tratta?

Si tratta di un adattatore di plastica, stampato appunto in 3D, che va a sostituire la parte interna originale delle Brownie della famiglia “Star” – Starflex, Starlet, etc. – consentendo di caricarci rullini in formato 35mm. Esistono, infatti, una decina di modelli, quelli il cui nome inizia per “Star”, che hanno tutti la stessa parte interna, nonostante l’aspetto esteriore sia differente. Per utilizzare il nostro adattatore non è necessario fare modifiche distruttive sulle macchine: è sufficiente rimuovere il pezzo originale e sostituirlo con lo #Star35, che si aggancia al corpo macchina grazie a delle calamite al neodimio. Inoltre, l’adattatore ha una sorta di porta-filtro sul retro, direttamente sulla pellicola, in cui è possibile inserire delle maschere per far foto dalle forme geometriche più svariate, oppure delle gelatine semi-trasparenti colorate, per avere una parte della foto di un colore e una parte di un altro. Chiunque può ritagliare le forme che vuole e sperimentare.

In che fase siete del progetto? Avete già un sito, siete partiti con la distribuzione?

Siamo pronti per venderlo. Stiamo aspettando che ci arrivino le ultime cose per il packaging. Lo venderemo su ebay e tramite la nostra pagina facebook, che rimarrà sempre la pagina delle Brownie. Abbiamo deciso di non creare un libretto d’istruzioni, ma ci sarà un QR code che rimanderà a un video di due minuti che spiega tutto. Quindi, in due minuti, sarà possibile trasformare una vecchia macchina, che in molti casi è un soprammobile, in una macchina che accetta il 35mm, nuovamente operativa.

camera mod

State lavorando anche ad altri progetti?

Abbiamo già visto che ci sono altre due famiglie di Brownie dove si potrebbe fare lo stesso. Abbiamo già realizzato il modello 3D per queste macchine, e forse lo stamperemo per noi, per provare, ma prima di partire con la produzione vogliamo vedere come sarà accolto il nostro #Star35. Lo prendiamo un po’ come beta-test, perché è il nostro primo progetto personale. Inoltre stiamo sviluppando indipendentemente un accessorio per la Impossible I-1, la nuova macchina prodotta da The Impossible Project.

Parliamo un po’ della tua attività di modding e del tuo approccio creativo. Di solito ti lasci guidare dall’oggetto, o parti da un’idea?

Allora, credo che siano entrambe le cose. Ora che ho un po’ d’esperienza vedo che osservando due oggetti differenti, se mi soffermo un po’ a pensarci, mi viene in mente, forse per istinto, una soluzione per unirli, per farli comunicare. Dopo, pensandoci un po’, nel tempo libero cerco una soluzione più tecnica per raggiungere il mio scopo. All’inizio sì, è intuito, ma penso che derivi dagli anni passati a sperimentare. Sono 5-6 anni che cerco di non fermarmi, e penso che tutto ciò che ho imparato venga fuori nelle idee e nelle cose che vedo intorno a me.

DIY floppy disk pinhole camera

Mi racconti, per esempio, come nasce una macchina come la pinhole costruita con il lettore per floppy disk?

Quella lì è nata dalla curiosità, che ti porta a fare cose che fondamentalmente non hanno senso. Cioè uno le fa proprio perché vuole farle, no? Ci sono tante persone che quando trovano gruppi per condividere i propri progetti fanno vedere che hanno costruito delle macchine, o che hanno fatto delle prove, che fondamentalmente sono fini a sé stesse. Sono semplicemente belle da vedere, o sono belle perché sono state fatte. Quella, in particolare, mi è venuta in mente dopo aver letto il libro Experimental Photography, dove c’è un capitolo sulle pinhole. Avevo già in mente di creare una pinhole, però ero un po’ fermo, perché non sapevo con cosa farla. Poi, una sera, preso dall’entusiasmo, ho cercato in casa, tra le tante cose smontate – un po’ tutto quello che non funziona lo smonto e lo conservo dentro degli scatoloni. E ho trovato il lettore di floppy disk, che ha proprio quel cerchio con il foro in mezzo. E da lì è nato tutto. Stavo cercando un supporto che avesse un foro, e in pratica quello lì era perfetto. Poi il floppy disk è magnetico, e il tappo dell’obiettivo si fissa sulla macchina mettendocelo sopra. In un secondo momento ho inserito lo scatto remoto, e l’otturatore l’ho preso da una Brownie che non funzionava. Dopo ci ho costruito intorno la macchina, che ha dei pezzi stampati in 3D, e un magazzino 120 della Mamiya. Sono cose nate una in fila all’altra. Una volta che il frontale della pinhole era finito ho detto “adesso cosa ci metto dietro? Delle istantanee? Un 35mm? Un 120?”. Però all’inizio è stata proprio voglia di fare una cosa, ecco. Qualcosa di bello, che mi dà soddisfazione.

handmade lenses

È lì che ti è venuta l’idea di usare i magneti, come quelli dell’adattatore #Star35?

Sì. Sono dei magneti al neodimio. Li ho cercati perché non riuscivo a riprodurre alcuni meccanismi di chiusura e bloccaggio, che nelle macchine fotografiche sono molto piccoli e in metallo. Poi ho visto, sempre sul libro Experimental Photography, delle macchine le cui parti erano unite con dei magneti, e allora li ho cercati e ho trovato questi magneti al neodimio, che sono molto forti per le dimensioni che hanno. Un magnete al neodimio 5×1 cm arriva ad avere una tenuta di 70 chili in trazione! Per le Brownie avevo lo stesso problema, perché non avevo ancora trovato un sistema di bloccaggio che mi permettesse di montarci l’adattatore 35mm. È stato nel costruire la pinhole che ho cominciato a usare i magneti, e così ho risolto quel problema. È per questo che dico che quando faccio una cosa, anche se può sembrare senza senso o fine a sé stessa, come nel caso della macchina fotografica costruita con un lettore di floppy disk, alla fine qualcosa di utile viene sempre fuori. In quel caso sono stati i magneti.

diy lenses

Altre macchine interessanti?

Quella con cui mi diverto di più è la medio formato con il magazzino della Impossible. Che poi n realtà è un Instant Lab smontato e tagliato. Quella è la più bella perché vedo subito il risultato. Questa è una cosa che mi piace, perché non ho molto tempo per le foto, e quando faccio delle prove preferisco avere subito un riscontro. Così posso correggere, verificare, e introdurre nuove modifiche. Un altro progetto che mi è piaciuto realizzare è un kit di lenti, prese dalle Brownie e da altre macchine a cubo degli anni ‘30 che non funzionavano, che va sulla 35mm di mio padre. Per mettere a fuoco, visto che tutte hanno una focale diversa, ho usato un ammortizzatore da motocicletta. Praticamente è un tubo per coprire gli ammortizzatori. Un tubo tagliato e montato sulla macchina, con parti stampate in 3D e magneti che mi consentono di cambiare lente a piacimento. L’idea mi è venuta guardando la Lensbaby, che fa un adattatore simile per il tilt-shift manuale. In casa mia non ero in grado di ricreare una cosa del genere, però il principio è lo stesso. È per questo che dico che tutto ciò che si osserva può tornare utile, come nella professione di designer.

Brownie 35mm Adapter

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