Hans Bellmer – Anatomia dell'immagine (1957)

Posate perpendicolarmente uno specchio senza cornice sulla fotografia di un nudo e, mantenendo sempre un angolo di novanta gradi, fatelo avanzare e girare in modo che le metà simmetriche dell’insieme visibile rimpiccioliscano o ingrandiscano secondo un’evoluzione lenta e regolare. L’insieme si riproduce incessantemente sotto forma di bolle, di pelli elastiche che, gonfiandosi, escono dalla fessura più che altro teorica dell’asse di simmetria; oppure, se eseguite un movimento inverso, l’immagine fatalmente rimpicciolisce, le sue metà colano l’una nell’altra, come colla tiepida risucchiata da un nulla irresistibile, come la candela posata su una stufa calda, che si accorcia perché si liquefà in silenzio a partire dalla base, che è anche quella del suo doppio riflesso nella cera fusa. Di fronte a un tale fatto abominevolmente naturale e che si accaparra tutta l’attenzione, la questione della realtà o della virtualità delle metà di questa unità in movimento sfuma nella coscienza, si cancella ai margini della memoria.
L’esperienza è definitiva; prova ne è la presenza di una realtà incompleta, alla quale la sua immagine si oppone facendo intervenire un elemento motore che condensa il reale e il virtuale in un’unità superiore. E nel caso dell’entrata in scena dello specchio e del suo movimento, come del frustino che rianima la trottola o del riflesso espressivo dell’organismo, coglieremo una stessa legge, che si riassume in questa antica formula:

L’OPPOSIZIONE E’ NECESSARIA AFFINCHE’ LE COSE SIANO E SI FORMI UNA TERZA REALTA.

Hans Bellmer, Anatomia dell’immagine, Adelphi, Milano, 2001, pagg. 25-27.

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Fotografie, sculture e disegni di Hans Bellmer.

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